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domenica 13 ottobre 2013

La terra ti sia lieve.


Sit tibi terra levis. Quante volte, Mara, aveva letto quegli stiletti appuntiti che le si conficcavano in ogni parte del cuore. Ulceravano un muscolo già vespero. Violavano la carne che lo ricopriva. E' dolore. Non sapeva definirlo, sapeva che era un venificio. Questo solo riconosceva. Socchiudeva gli occhi nella vana speranza di non essere lì, di non essere lei. Riaprendoli piano era di nuovo un incubo che si materializzava. Gli angeli non esistevano o non esistevano per la sua versione di donna ammalata di dolore. Temeva questa furia che le toglieva il respiro e ogni passo le sembrava un mancamento. 'La terra ti sia lieve' amore mio, anche se lei non si sosteneva, anche se le sue spalle erano curve dal dolore. Ha la gola chiusa, Mara, una smorfia di disgusto le dipinge il viso. Era troppo, sapeva che il momento stava giungendo anche per lei. Si può morire vicino alla tomba sulla quale non si sa che dire. Ti sia lieve l'avvicinarsi di Mara, anche se lei è ancora viva, per il momento.





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